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Stelle/Negli Usa le missioni astronautiche hanno stancato il pubblico

Lo Spazio non piú in orbita

Solo l'Europa si «scalda» per il lancio di Ariane-5

L'Europa torna alla conquista dello spazio. Dopo lo spettacolare fallimento del lancio di Ariane-5 del giugno scorso, fervono i preparativi per il secondo lancio in calendario a luglio. Le consequenze economiche del fallimento della precedente missione sono state calcolate in 406 milioni di dollari, da ripartire fra gli Stati dell'Agenzia spaziale europea. L'Italia parteciperà per il 15 per cento. Ma la ripartizione è ancora oggetto di serrate trattative. La somma è quanto occorre per le modifiche da apportare al razzo per il secondo volo di qualificazione. Con questo stanziamento aggiuntivo, il programma di sviluppo dell'Ariane-5 arriverà ad una cifra globale di 7,5 miliardi di dollari. Una bella cifra. Intanto in America, patria delle missioni spaziali, l'ennesimo lancio della navetta Shuttle è passato quasi sotto silenzio. Segno dei tempi che cambiano?


Se si dicesse a un americano medio che l'anno 1997 è «L'anno dello spazio», potrebbe pensare «Vuol dire che quest'anno vedremo Independence Day 2 e Star Trek 7 al cinema!»

Il fatto è che la vera esplorazione dello spazio non stimola piú (e da tempo, ormai) l'immaginazione degli americani.

Perché? Un motivo lo si può attribuire ai tanti fallimenti degli ultimi anni, a partire dal disastroso volo dello Shuttle «Challenger» nel gennaio 1986.

Gli Americani rimasero sconvolti da un fallimento cosí tragico e non soltanto per gli astronauti che persero la vita, ma anche per l'insegnante che accompangnava la missione.

Tutti erano certi della sicurezza dello Shuttle, della sua tecnologia. In una parola, del saper fare degli americani.

E dopo quel tragico volo, ci sono voluti tre anni di indagini e di prove prima di reprenderne i lanci. Non c'è che dire: quell'incidente è costato caro, sia in termini di dollari che di «fede».

Ma quella dello Shuttle non è stata l'unica missione fallimentare.

Parecchi problemi li creò anche la messa in orbita nel 1990 del telescopio Hubble, costato ben oltre due miliardi di dollari.

Risulato? In questi anni '90 l'intero programma spaziale è stato attaccato da piú parti.

Gli esperti del settore hanno criticato la scelta di enfatizzare lo Shuttle al posto di favorire l'esplorazione dei pianeti. Mentre l'amercano medio continua a domandarsi, invece, come mai il governo possa spendere miliardi nelle imprese spaziali quando la gente muore per strada, è senza lavoro, senza casa, senza speranza.

Proprio a causa di questi conflitti il programma per le imprese spaziali della National Aeronautics and Space Administration (NASA) ha ricevuto sempre meno soldi e gli obiettivi fissati all'inizio del decennio non sono stati raggiunti.

Ma questi non sono i soli motivi di disaffezione degli americani per questo genere di imprese.

Quando nel 1961 il Presidente Kennedy propose che gli Stati Uniti inviassero un astronauta sulla Luna entro la fine del decennio, neanche gli esperti della NASA e del suo gabinetto credettero che sarebbe stato possible. Ma Kennedy aveva l'appoggio degli americani, perché offriva loro un sogno appartenuto fino al quel momento al mondo della fantascienza.

E nonstante l'enorme quantità di denaro speso, i fallimenti e le morti, in quegli anni gli americani seguirono con cuore e con fede il progetto partito dalla proposta del loro Presidente fino al raggiungimento dell'obiettivo, nel 1969, di inviare l'uomo sulla Luna.

Oggi, però, le cose sono cambiate. Non c'è piú una sfida eccitante da sostenere, non ci sono piú i russi in competizione con loro, non si crede piú all'idea che la tecnologia sia infallibile. E, soprattutto, non ci sono piú i successi degli anni passati. Insomma, non c'è piú lo spettacolo. E gli americani amano lo spettacolo. Allora, a chi può interessare una missione su Marte per scoprire se lassú c'è l'acqua?